Caratteristiche e condizioni:
cm. 24 x 24, pp. 256, brossura, in ottime condizioni.
Contenuto:
Il volume ripercorre i novant’anni di attività del Circolo Generali di Trieste, un sodalizio che fin dalla sua fondazione ha rappresentato “una finestra su Trieste, aperta in particolare sulla cultura”. La pubblicazione è curata da Roberto Rosasco e Annamaria Miot, attuale presidente del sodalizio, con la collaborazione di Claudio Grisancich e Livio Bernetti.
Il libro documenta il lungo percorso del Circolo, le cui origini affondano nell’Ottocento: esisteva già uno “Statuto del Circolo degli impiegati delle Assicurazioni Generali” datato 1889. Tuttavia è nel 1933 che, adeguandosi al programma di nazionalizzazione del tempo libero avviato dal regime fascista, le Generali istituiscono ufficialmente il Dopolavoro della direzione centrale di Trieste, con sede in piazza Unità al primo piano di palazzo Stratti.
Il volume ripercorre le diverse sedi che si sono succedute nel tempo: dopo palazzo Stratti, il Circolo si trasferisce in via Trento e quindi, nel 1984, a palazzo Berlam (il celebre “grattacielo rosso” sulle Rive progettato da Arduino Berlam). Nel grande salone al settimo piano di palazzo Berlam sono stati ospitati personaggi del calibro di Rita Levi Montalcini e Margherita Hack. Infine, il Circolo giunge alla sua ultima sede, recentemente inaugurata, in casa Chiozza (largo Don Bonifacio).
Il volume dedica ampio spazio al ricordo di artisti, letterati, scienziati e uomini di azienda che hanno collaborato con il Circolo. Tra questi: Biagio Marin, il grande poeta gradese; Bruno de Finetti, genio della probabilità ; Antonio Marussi, geofisico che prese parte alla spedizione italiana al K2 del 1954; Claudio de Ferra, patriota, matematico e narratore; Carlo Ulcigrai, umanista raffinato; Sergio Molesi, illustre docente e critico d’arte; Mario Licalsi, regista del “Teatro a leggio”, rassegna ideata con Claudio Grisancich alla fine degli anni Novanta; Armando Zimolo, oratore affabile e colto.
Un capitolo specifico è dedicato a Gigi Supino, scultore genovese, allievo a Milano di Ernesto Bazzaro e successivamente di Adolfo Wildt, autore di opere monumentali come il monumento agli studenti caduti in guerra nell’Università di Pisa, e presente alle Biennali veneziane dal 1930 al 1936. A lui si deve anche il grande bassorilievo bronzeo nel vestibolo di palazzo Geiringer, raffigurante guerrieri e vittorie alate.
Il volume affronta inoltre l’architettura dei principali palazzi delle Generali a Trieste: palazzo Stratti (1839, architetto Antonio Buttazzoni); palazzo Geiringer (1884-1886, ingegnere Eugenio Geiringer); palazzo Berlam (1926-1928, architetto Arduino Berlam), primo vero grattacielo di Trieste; palazzo Piacentini (1935-1937, architetto Marcello Piacentini), che con la sua facciata in curva ridisegna lo spazio di piazza Borsa.

