Caratteristiche e condizioni:
cm. 21,5 x 14, pp. 332, brossura, in buone condizioni.
Contenuto:
La condanna dell’Italia nel trattato di pace è il saggio storico-politico che Attilio Tamaro dedica alle conseguenze del Trattato di Parigi del 1947 per l’Italia. Il volume è stato pubblicato da Cappelli Editore nel 1952. Tamaro, storico e diplomatico triestino di formazione irredentista, esamina il trattato nel suo aspetto politico e storico. Ne ricostruisce così la genesi e gli effetti dal 1945 al 1951. Il libro riflette così un punto di vista nazionalista, critico verso le clausole imposte all’Italia sconfitta.
Il volume esce alla vigilia di un annuncio di revisione del Trattato di Parigi del 1947. Undici dei venti Stati firmatari avevano inoltre accettato di rivedere alcune clausole. Tra queste, il preambolo e le norme sul disarmo. Tamaro sottolinea tuttavia che quella revisione riguarda solo il futuro, senza annullare le conseguenze già subite dall’Italia sul piano politico, territoriale ed economico. L’autore paragona così la condizione italiana a quella di un individuo ingiuriato, che riceve scuse tardive senza poter cancellare il danno patito. La condanna dell’Italia nel trattato di pace ricostruisce quindi cinque anni di storia, dal 1945 al 1951. In quegli anni il paese era ancora oggetto di ostilità internazionale. Tamaro ricorda infine che il trattato restava valido per gli Stati che non avevano aderito alla revisione. Denuncia inoltre un trattamento diverso rispetto a quello riservato a Germania e Giappone.
La condanna dell’Italia nel trattato di pace, scritto da Attilio Tamaro per Cappelli Editore nel 1952, resta quindi una fonte importante. Riguarda la storiografia del dopoguerra italiano. Il libro si rivolge a storici, studiosi di politica internazionale e lettori interessati alla vicenda del confine orientale italiano.

