Caratteristiche e condizioni:
cm. 21 x 13,5, pp. 276, brossura, timbro ex-libris, in ottime condizioni.
Contenuto:
Basandosi su documenti in gran parte inediti provenienti dagli archivi centrali dello Stato e del Ministero degli Affari Esteri, Davide Conti analizza la condotta del Regio Esercito italiano durante l’occupazione dei Balcani tra il 1940 e il 1943. L’opera mette in luce le pratiche di snazionalizzazione, repressioni contro i civili, internamenti ed esecuzioni sommarie commesse in Jugoslavia, Grecia e Albania: veri e propri crimini di guerra.
Il libro riflette sulle ragioni storiche e politiche che hanno portato l’opinione pubblica italiana a rimuovere queste responsabilità, preferendo il mito autoassolutorio del “buon italiano”. L’autore evidenzia come, nel dopoguerra, il contesto internazionale e la necessità di ricollocare l’Italia nel blocco occidentale abbiano impedito l’estradizione dei responsabili, contribuendo a una mancata elaborazione critica del passato fascista e alla continuità delle strutture dello Stato italiano.


