Caratteristiche e condizioni:
cm. 21 x 14, pp. 136, brossura, in ottime condizioni.
Contenuto:
Definito da Paolo Rumiz «il nuovo Andrić bosniaco», Miljenko Jergović costruisce in Le Marlboro di Sarajevo una raccolta di racconti in cui la guerra non è mai protagonista diretta, ma presenza costante e onnipervasiva.
Come osserva Claudio Magris nella prefazione, il narratore non descrive una vita intera, bensì quei «cinque minuti» in cui, secondo l’immagine cara a Isaak Babel’, un’esistenza si condensa e si spezza. La guerra rimane sullo sfondo, ma si manifesta nei dettagli: in chi non torna a casa, in un colpo improvviso mentre si porta l’acqua, in un trasloco inatteso, in un amore che si incrina per cause esterne.
Nel mondo narrato da Jergović la felicità non si realizza mai pienamente, ma se ne percepisce la possibilità, il che rende ancora più drammatica la sua negazione. La precarietà diventa condizione permanente: «una valigia sempre pronta» è la regola fondamentale dell’esistenza sotto assedio.
Le immagini della distruzione — una colonna di polvere, il fuoco che divampa in modo diverso a seconda delle case e delle vite che consuma — trasformano la cronaca in rappresentazione simbolica, in cui ogni esplosione rivela un frammento della struttura sociale e culturale della città.

